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La passione italiana per le auto giapponesi

 La passione italiana per le auto giapponesi

L’industria automobilistica giapponese ha avuto da sempre un impatto significativo sul mercato automobilistico italiano. Negli ultimi decenni, infatti, i veicoli Made in Japan hanno guadagnato una fetta sempre più consistente del parco circolante nostrano, diventando una delle scelte preferite per gli acquirenti, potendo contare su innumerevoli brand e modelli, con una grande qualità prezzo e un livello di sicurezza e affidabilità molto alti.

Il processo è stato graduale ed è stata favorito anche dalla capacità che hanno questi marchi di innovarsi costantemente, rimanendo sempre al passo con i tempi e con le nuove esigenze dei conducenti, sia per quanto riguarda le prestazioni che per quel che concerne altre tematiche come l’impatto ambientale e il risparmio energetico.

L’automotive del Sol Levante in Italia

La crescita del Giappone nel settore automotive italiano iniziò seriamente negli anni ’70, quando i primi modelli nipponici furono importati nel paese, facendo conoscere al grande pubblico marchi come Toyota, Nissan e Honda, iniziando a guadagnare popolarità grazie alla loro affidabilità, al design accattivante e al prezzo competitivo.

Dopo circa un decennio, negli anni ’80, sempre più guidatori iniziarono a scegliere i veicoli asiatici, con un aumento molto rilevante delle vendite, in particolare di alcuni modelli come la Toyota Corolla, la Nissan Micra e la Honda Civic, auto che diventarono sinonimo di efficienza, basso consumo di carburante e manutenzione economica, in aggiunta alla tecnologia innovativa e alle caratteristiche all’avanguardia come l’iniezione elettronica e i motori a quattro cilindri.

L’ascesa delle auto giapponesi in Italia fu tale da attirare l’attenzione dei produttori nazionali dell’industria automobilistica nostrana, che alla luce dell’alta concorrenza dovettero adattarsi alle nuove tendenze del mercato, spinto proprio dai brand nipponici, con alcune case italiane del settore che decisero di stringere partnership per sviluppare modelli congiunti, cercando di beneficiare della reputazione di affidabilità e qualità percepita.

L’espansione dei marchi giapponesi in Italia

Il trend in crescita continuo anche negli anni ’90 e 2000, e per le strade la maggior parte delle auto in circolazione provenivano proprio dal Giappone. Tra queste non possiamo non citare ad esempio l’Honda Jazz, una piccola vettura compatta che si fece strada nel segmento delle city car, così come la Toyota con l’intramontabile Yaris, e la Suzuki Jimny, il mini fuori strada che ormai è divenuto un cult.

Anche Nissan si impose, infine, con la Nissan Qashqai, un SUV compatto che divenne rapidamente uno dei modelli più venduti in Italia, grazie al suo design accattivante e alle caratteristiche innovative.

Le sfide attuali e quelle del futuro 

Ed è proprio l’attenzione alla tecnologia e all’innovazione il punto di forza dei brand giapponesi. Negli ultimi anni, infatti, quest’ultime hanno imposto la loro leadership nel settore delle auto ibride ed elettriche, con modelli che hanno ricoperto il ruolo di veri e propri apripista del segmento, come la Toyota Prius. La crescente consapevolezza ambientale e i vantaggi fiscali offerti dal governo italiano per le auto a basse emissioni hanno contribuito a aumentare la domanda di questa tipologia di veicoli, posizionando le macchine del Sol Levante in una posizione privilegiata sul mercato.

Ora che tutti gli altri brand si sono adeguati a questo cambiamento di sensibilità verso le tematiche ambientali, con l’offerta di innumerevoli modelli ecologici, la sfida del Giappone è riuscire a mantenere la propria quota, sempre grazie alla capacità di riuscire a guardare al domani con anticipo. Lo scoglio più grande è ovviamente rappresentato dalla vicina Cina che, ormai da anni, sta inondando il mercato europeo, e quindi anche quello italiano, di nuovi modelli e brand che, non a caso, l’hanno resa di recente l’esportatore di auto più grande al Mondo, sorpassando proprio la terra del Sol Levante.

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